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Corsa – è questione di DNA o di allenamento?

IMPORTANZA DNA CORSA

Non è possibile prevedere chi sarà un buon atleta studiando il proprio patrimonio genetico: ciò che possono fare test e relazioni genetiche è fornire informazioni su cui basare il proprio allenamento.

Citando uno studio supportato da DNAFit su un piccolo gruppo di atleti, Pickering afferma che i risultati possono fornire informazioni sufficienti per guidare la formazione sia per le sessioni di potenza che per quelle di resistenza.

Secondo il progetto Athlome, sui test del DNA, tali informazioni sono praticamente prive di significato, per la previsione e / o l’ottimizzazione delle prestazioni sportive; attualmente, non esiste alcuna prova che i test genetici esistenti forniscano informazioni utili, per quanto riguarda la predisposizione per un determinato sport, la previsione della risposta formativa che si possa verificare ad un determinato programma di allenamento, o la predisposizione a un pregiudizio legato all’esercizio fisico.

La prestazione è determinata da centinaia, forse anche migliaia di geni interagenti; ma questi, anche se conosciuti, non permettono di fare previsioni con significato clinico: dovremo tener conto anche dei fattori ambientali.


Ecco quello che rileva il nostro DNA

Tuttavia, i recenti studi permettono di comprendere sempre meglio le informazioni contenute all’interno del nostro DNA, e questo ci consentirà di gestire in maniera ottimale gli atleti e i loro allenamenti.

In tal modo, potranno essere studiate le caratteristiche soggettive degli atleti da un punto di vista genetico; ciò porterà a chiarire le nostre tendenze soggettive, relative all’esposizione a potenziali malattie, alla responsività ai farmaci, alla predisposizione ad un certo tipo di alimentazione, nonché le nostre risposte individuali all’allenamento, per analizzare il miglioramento delle nostre prestazioni.

Il sequenziamento del DNA è un processo complesso, ed i sistemi di lettura automatica sono costosi e privilegio di pochi. Non è attualmente presente, in Italia, un’infrastruttura di riferimento.

Il progetto Human Technopole potrebbe essere un input fondamentale, per un settore destinato a cambiare il mondo della salute e dello sport. In effetti, i futuri e possibili cambiamenti nelle strategie dell’allenamento riguarderanno un migliore impiego del tempo, nonché dell’alimentazione, che sarà più mirata, personalizzata e finalizzata ad ottenere le migliori prestazioni.

Sappiamo che dopo un importante impegno fisico nella fase di rigenerazione dei tessuti sussiste un maggiore rischio di infortunio. Se i tempi individuali di rigenerazione in base all’età non sono rispettati, aumentano le possibilità di infortunarsi, e l’allenamento sarà meno efficace; ma l’ottimizzazione di questi elementi consentirà di migliorare la gestione degli atleti.

Se un atleta, utilizzando tali informazioni, riuscirà a vincere, molto probabilmente si scatenerà una ricerca spasmodica del sequenziamento. È però opportuno procedere gradualmente, con studi coordinati a livello nazionale.


Gli studi dell’Università del Central Lancashire

Secondo i ricercatori dell’Università del Central Lancashire, la conoscenza del proprio DNA potrà aiutare ad allenarci in modo da poterne trarre i maggiori benefici possibili, sia per i campioni, sia per l’uomo qualunque.

Questi ricercatori hanno esaminato, per 8 settimane, le prestazioni di 67 giovani atleti maschi, che hanno sottoposto a un test del DNA (DNAFit), utile per ricercare le varianti genetiche legate alla risposta del corpo all’allenamento e alla nutrizione.

Secondo l’agenzia Reuters, “La tecnologia utilizza algoritmi informatici per decifrare come allenare al meglio il corpo, in virtù del corredo genetico dell’individuo”.

In buona sostanza, studiando le varianti genetiche, possiamo sapere se una persona può trarre maggiori vantaggi da un allenamento di resistenza o di potenza.

Al fine di comprendere questi meccanismi, a metà dei partecipanti allo studio è stato assegnato un allenamento ottimale (in base ai risultati del test DNAFit), ed all’altra metà è stato assegnato un allenamento opposto a quello consigliato (ad alta o a bassa intensità, secondo i casi), tenendo all’oscuro gli atleti in merito a quale gruppo appartenessero, per evitare che essi ne potessero essere influenzati.


I risultati dei studi

Ebbene, gli atleti che avevano sostenuto l’allenamento più adatto in base al proprio codice genetico hanno migliorato i risultati del test del salto (che misura la forza) del 7,4%, rispetto ad un miglioramento del 2,6% per il gruppo che aveva ricevuto un allenamento non corrispondente al proprio DNA.

Allo stesso modo, in un test aerobico di 3 minuti, chi si era allenato in base all’analisi genetica ha visto un 6,2% di miglioramento, rispetto al 2,3% riscontrato per gli altri atleti.

Per concludere, un allenamento, eseguito in base alle predisposizioni del proprio codice genetico, potrà consentire migliori prestazioni.

L’analisi della dominanza/recessione dei polimorfismi genetici tenta di individuare precocemente, tramite test fisio/attitudinali, biologici o genetici, chi possa essere indirizzato verso determinate strutture sportive.

Quando si parla di genetica ed allenamento, si tende a studiare quelle che sono le attitudini individuali determinate dal corredo genetico, ossia quelle variabili genetiche che differenziano lo sviluppo delle capacità di un atleta rispetto all’altro, a parità di condizioni socio-ambientali.

Queste evidenziano:

  • Il punto di partenza di una determinata qualità, ottenuto confrontando una data caratteristica tra 2 atleti non allenati.
  • Il grado di risposta all’allenamento, per quella caratteristica.
  • Il legame con altre caratteristiche che incidono sulla performance in una determinata disciplina (“modello funzionale”).
  • L’età di inizio dell’allenamento, ossia in quali termini essa possa modificare le caratteristiche fisiologiche, tecnico-tattiche, etc. di un soggetto.

La genetica influenza le caratteristiche fisiche di una persona

Attualmente, sebbene la scienza non sia ancora in grado di conoscere le attitudini individuali in base al corredo genetico, possiamo concludere che le caratteristiche anatomiche, tra cui l’esplosività muscolare e la flessibilità (ed, in misura minore, il Vo2max, l’equilibrio ed i metabolismi anaerobici), sono quelle su cui la genetica esercita la propria maggiore influenza, a prescindere dall’allenamento.

Al contrario, e com’è ovvio che sia, le abilità tecnico-tattiche e i metabolismi aerobici sono maggiormente influenzabili dall’allenamento.

Il primo a studiare quante ore di pratica potessero servire, per ottenere l’eccellenza in una determinata disciplina, fu Anders Ericsson che, nel suo primo studio (del 1993), compiuto su alcuni violinisti, decretò che sarebbe stata necessaria una quantità di 10.000 ore. Tuttavia, una pratica superiore alle 10.000 ore non garantiva loro di poter entrare a far parte della “schiera dei professionisti”. A conferma del fatto che è necessario anche un talento naturale, in virtù delle proprie doti genetiche.

I successivi studi di Ericsson, compiuti anche su soggetti sportivi, diedero indicazioni molto importanti sul volume di allenamento necessario per primeggiare nelle loro rispettive discipline.


Il DNA ci predispone per certe discipline sportive

sport dna

Una delle componenti fondamentali, per i professionisti d’élite, è la capacità di allenarsi per 5 ore al giorno, nei periodi più importanti della stagione.

In tali contesti, le capacità principali sono il riuscire a rimanere concentrati per tutte le ore di allenamento, nonché il recuperare lo stress degli allenamenti precedenti.

Anche se, in base alle attuali conoscenze scientifiche, non è possibile sapere chi possa avere le potenzialità per diventare un campione, sappiamo che:

  • le qualità aerobiche sono maggiormente allenabili, rispetto a quelle neuromuscolari.
  • le abilità tecnico-tattiche, nonché quelle legate al grado di maturazione/plasticità del Sistema Nervoso Centrale (Coordinazione e Rapidità), necessitano di un allenamento precoce, sostenuto in particolari momenti dello sviluppo.
  • un allenamento iniziato in tenera età (ancorché adeguato alle caratteristiche soggettive) avrà un’influenza maggiore rispetto alle qualità con maggiore influenza genetica.

L’abilità nella corsa risiede in un gene, che hanno tutti i campioni.

Ma, ovviamente, per poter essere Usain Bolt, ci vuole anche altro!

Le fibre bianche muscolari fanno di noi degli sprinter, mentre quelle rosse ci rendono maratoneti.

Il gene ha bisogno di crescere, di svilupparsi, di nutrirsi; da solo non può nulla.

In altre parole, il corredo cromosomico, di per sé, non è sufficiente a trasformare un uomo in uno sprinter, in assenza di un allenamento specifico.



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