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Quando la corsa diventa dipendenza

quando la corsa diventa dipendenza

La corsa è forza di volontà, catarsi, passione. L’importante è non farla diventare mai una dipendenza. In qualche caso, però, la corsa rischia di diventare un’ossessione, una priorità assoluta, un dovere da portare a compimento. Non esiste alcuno studio epidemiologico sulla dipendenza da questo sport, afferma Cristiana Conti, psicologa e psicoterapeuta dello sport, e questo perché la maggior parte delle ricerche si sono concentrate sui benefici concessi dalla corsa, evidenti sia dal punto di vista fisico che mentale.

Quali sono i campanelli d’allarme da tenere in considerazione?

Sebbene l’incidenza di atleti che hanno sviluppato forme di dipendenza resti piuttosto bassa, l’argomento va affrontato onde evidenziare un problema spesso legato ad altri aspetti della vita dell’individuo e che poco hanno a che fare con lo sport. Si tratta di una tematica delicata che va interpretata con cautela, considerato anche che l’espressione “dipendenza dallo sport” viene spesso utilizzata in maniera impropria. Per individuare una dipendenza non basta considerare le ore dedicate alla corsa, ma è opportuno osservare molti parametri, compresi alcuni sintomi psicologici abbastanza simili a quelli che caratterizzano altri tipi di dipendenza più gravi, a partire dall’impossibilità di resistere a taluni impulsi, al piacere che si prova quando si decide di attuarli, fino alla comparsa dei classici sintomi da astinenza.

L’identikit di coloro che hanno maturato una dipendenza dalla corsa

I runner che hanno evidenziato una forma di dipendenza tendono a mostrare comportamenti standardizzati, come piccoli disturbi alimentari, piuttosto che particolari abitudini a mangiare soltanto alcune classi di alimenti evitandone altre. Gli studi condotti in merito, inoltre, hanno evidenziato alcune fasi della vita più critiche, come la pensione, la disoccupazione, le separazioni, eventuali lutti o trasferimenti.

dipendenza dallo sport

Gli eventi scatenanti

Uno degli eventi che può determinare la nascita di una dipendenza è l’infortunio, un momento critico che funge da ostacolo fra l’individuo e l’attività fisica. Se la corsa costituisce un ottimo metodo per fronteggiare lo stress, lo stop per infortunio può causare un certo disagio, che nei casi più gravi rischia di sfociare in stati depressivi o nella perdita di autostima. Talvolta, chi subisce un infortunio tende a sottostimarne la gravità ed il ritorno all’attività fisica viene velocizzato senza fare molta attenzione alle conseguenze, con le recidive che rischiano di fare la loro comparsa da un momento all’altro.

Come comportarsi in caso di dipendenza?

Il primo passo, tutt’altro che scontato, è riconoscere il problema, quindi affidarsi ad un professionista che abbia dei rudimenti in psicologia dello sport. Sarà opportuno capire se si tratta di una dipendenza primaria (indipendente da altre patologie) oppure secondaria (associata a disturbi alimentari). La soluzione non consiste nel sospendere l’attività fisica, poiché una scelta del genere potrebbe originare ulteriori complicazioni, tra cui problemi con il cibo, nel caso lo sport serva a tenere sotto controllo il peso corporeo. Sarà opportuno lavorare sull’autostima del soggetto, oltre che sulle emozioni e sui valori insiti nello sport. Perché l’importante è non perdere mai di vista il vero significato dello sport, ovvero divertirsi.

 



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